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Talenti a bottega: strade possibili per i futuri artigiani

C’è Alessio che ha 25 anni e vuole fare l’orologiaio; Beatrice, sua coetanea, diplomatasi maestra mosaicista; Ornella, laureata in Disegno Industriale con l’ambizione di diventare orafo modellista e Vincenzo, diciannovenne artigiano ceramista. Con loro, altri trentuno ragazzi, intenzionati a diventare professionisti d’arte.

 

A supportarli nel percorso formativo, la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte che da cinque anni finanzia il progetto “Una scuola, un lavoro. Percorsi di eccellenza” mettendo a disposizione tirocini formativi per i migliori studenti delle scuole d’arte e mestieri italiane.

«Incontriamo ogni anno ragazzi mossi da una grande ambizione, sono sorprendenti per la passione che dimostrano e che portano avanti giorno dopo giorno» - racconta il Direttore della Fondazione, Alberto Cavalli – «Hanno voglia di imparare e realizzarsi e sanno che il modo migliore per farlo è “rubar co l’ocio” come si usava dire nelle fornaci del vetro di Murano».

Così, i 35 tirocinanti (17 donne e 18 uomini) sono entrati a bottega per uno stage semestrale (retribuito con 700 euro al mese) che nel 77% dei casi si è concluso con l’attivazione di un nuovo contratto di collaborazione.

Ma solo gli studenti più bravi possono accedere al progetto, l’iter di selezione infatti prevede che siano direttamente le scuole a segnalare i futuri tirocinanti: neo-diplomati, neo-qualificati e neo-laureati che vogliano affinare le proprie vocazioni e rafforzare le preparazioni acquisite sui banchi di scuola al fianco dei più grandi maestri artigiani.

«Abbiamo deciso di affidare le candidature alle scuole per assicurare un alto livello e far sì che solo i talenti più promettenti possano accedere al programma  – assicura il Direttore, specificando – anche gli artigiani sono coinvolti nella scelta dei tirocinanti perché il passaggio dei saperi richiedere molta empatia».

Una scelta, questa, che sembra premiata dal risultato: il 62% dei tirocinanti dell’edizione 2014, al termine dello stage, ha continuato a lavorare presso la stessa azienda o bottega, mentre il 15% ha già trovato un impiego in un’altra realtà dello stesso settore.

«Abbiamo iniziato il percorso con soli due iscritti nel 2010, ma pian piano ci siamo rafforzati, arrivando a 10 tirocinanti nel 2011, a 25 nel 2013 e poi ai 35 di oggi: orafi, ebanisti, restauratori, sarti, finanche una sommelier. È stata una grande soddisfazione – conclude il direttore – che ci ha ripagati dei tanti sforzi fatti, anche a livello burocratico, per avviare tutte le pratiche di inserimento professionale, ma che, soprattutto, ci ha resi orgogliosi perché abbiamo dato un aiuto concreto ai futuri maestri dell’artigianato italiano».

(Fonte: Corriere della Sera)

 

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